L’attaccamento è un legame affettivo con una persona specifica, di solito la mamma, che dura nel tempo. Esso è di fondamentale importanza a partire dai primi mesi di vita poiché permette al neonato di sperimentare sensazioni corporee di vicinanza, protezione e accudimento in assenza dei quali l’infante può andare incontro ad esperienze di deprivazione affettiva, che potrebbero favorire sviluppi traumatici, di natura interpersonale.
J. Bowlby psicologo, medico e psicoanalista britannico elaborò la Teoria dell’Attaccamento partendo dallo studio del legame di attaccamento madre-bambino fondamentale per lo sviluppo della personalità dell’individuo e per il modello relazionale che, egli, utilizzerà nei futuri rapporti.
Bowlby aveva compreso infatti che il legame di “attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba” (Bowlby,1982). Invece l’assenza di relazioni, sufficientemente sicure, non permette al bambino di orientarsi verso un senso coerente e stabile di Sé e di costruire i propri confini fisici ed interni.
I confini fisici si evidenziano nella distanza che l’individuo tiene rispetto all’Altro mentre i confini interni si riferiscono a processi psichici, che generano pensieri ed emozioni. L’individuo che ha strutturato confini interni sani può riconoscere come – propri – opinioni, pensieri e sentimenti anche se diversi da ciò che pensa o prova l’Altro. Questo significa proteggere Sé stessi e fare le scelte considerando bisogni e desideri personali mentre la mancanza o la precarietà di confini personali, può manifestarsi attraverso l’accettazione incondizionata delle richieste altrui; sentire di procurare disturbo; avere difficoltà a dire “no” o ad accettare critiche; avere bisogno dell’approvazione degli altri piuttosto che realizzare i propri desideri; pensare di non essere meritevoli di amore e stima; agire in modo intrusivo o non rispettare i confini degli altri (Ogden P., Fisher J. 2016).
In tutto questo la famiglia ed in particolare i genitori giocano un ruolo importante poiché se hanno consolidato confini interni stabili, sono capaci di riproporli nelle interazioni con i propri figli mentre i traumi relazionali causano una violazione, del confine, ovvero di quello spazio psichico in cui il bambino costruisce la propria sicurezza fisica, mentale ed emotiva… “se ci sentiamo abbandonati inutili o invisibili nulla sembra importare. La paura distrugge la curiosità e la vivacità. Non c’è crescita senza curiosità e non c’è capacità di adattamento senza la capacità di esplorare, attraverso prove ed errori, chi sei e ciò che è importante per te” (Van der Kolk , 2019, p. 401).
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